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...la statua parlante zona franca degli studenti di Lettere e Filosofia di Catania |
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satyricon
Marforico Virtuoso
 
    

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Inserito il - 10 aprile 2009 : 22:02:23
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Dalla Caduta dei Cieli al Ragnarok: i miti cosmologico-escatologici nordici
Lawrence Sudbury
Il Ragnarök verrà preceduto dal “Fimbulvetr” (ulteriormente diviso in un “tempo di spada” e un “tempo di lupi”), un inverno terribile della durata di tre anni, in seguito al quale avverrà la sfascio dei legami sociali e familiari, in un vortice di sangue e violenza al di là di ogni legge e regola. Poi, come scrive Brøndsted nel suo I Vichinghi: “I galli canteranno nel palazzo di Odino, nello Hel e nelle selve dei sacrifici. Cresceranno orrore e paura. È l’epoca dei mostri giganteschi: il cane infernale Garm abbaierà; il lupo Fenrir, rotte le catene, scorrazzerà libero con le sue fauci che vanno dalla terra al cielo; il serpente di Midgard sferzerà l’oceano facendolo spumeggiare e sputando veleno sulla terra. Il gigante Hrym solcherà i mari con la sua nave Naglfar, costruita con le unghie dei morti; i figli di Muspel vi s’imbarcheranno e partiranno agli ordini di Loki“[29] . “[...] Spariranno quindi Sól (il Sole) e Máni (la Luna): i due lupi (Sköll e Hati) che, nel corso del tempo, perennemente inseguivano i due astri finalmente li raggiungeranno, divorandoli, privando il mondo della luce naturale. Anche le stelle si spegneranno. L’albero Yggdrasil tremerà, il cielo si spaccherà, le rupi crolleranno. In Jötunheim si sentirà un rombo, i nani strilleranno. Odino starà in allarme, Heimdal suonerà il suo corno, il ponte Bifröst crollerà, e il gigante Surtr avanzerà vomitando fuoco. [...]“[30] Alla fine dei tempi, dunque, tutte le creature del caos attaccheranno il mondo: Fenrir il lupo verrà liberato dalla sua catena, mentre il Miðgarðsormr emergerà dalle profondità delle acque, la nave infernale Naglfar leverà le ancore per trasportare le potenze della distruzione alla battaglia, al timone il dio Loki, i misteriosi Múspellsmegir cavalcheranno su Bifrost, il ponte dell’arcobaleno, facendolo crollare. Heimdal, il bianco dio guardiano, soffierà nel suo corno, il Gjallarhorn, per chiamare allo scontro finale Odino, le altre divinità, e i guerrieri del Valhalla, gli Eihnerjar. Nel grande combattimento finale, che avverrà nella pianura di Vígríðr, ogni divinità si scontrerà con la propria nemesi, in una distruzione reciproca. Il lupo Fenrir divorerà Odino, che quindi sarà vendicato da suo figlio Víðarr, Thor ucciderà il serpente di Midgard ma morirà a causa del veleno di questi, Tyr e il cane infernale Garm si ammazzeranno a vicenda, Surtr abbatterà Freyr.
L’ultimo duello sarà tra Heimdallr e Loki, tra i quali la spunterà il primo, quindi il gigante del fuoco Surtr, proveniente da Múspellsheimr, darà fuoco al mondo con la sua spada fiammeggiante.
Di seguito, dalle ceneri, il mondo risorgerà: i figli di Odino, Víðarr e Váli, e i figli di Thor, Móði e Magni, erediteranno i poteri dei padri, Baldr, il dio della speranza e Höðr suo fratello, torneranno da Hel, il regno della morte. Essi troveranno, nell’erba dei nuovi prati, le pedine degli scacchi con cui giocavano gli dèi scomparsi e la stirpe umana verrà rigenerata da una nuova coppia originaria, Líf e Lífþrasir, sopravvissuti nascondendosi nel bosco di Hoddmímir o nel frassino Yggdrasill a seconda dei culti. La rinascita del mondo sarà tuttavia adombrata dal volo, alto nel cielo, di Níðhöggr, il serpe di Niðafjoll, misteriosa creatura tra le cui piume porterà dei cadaveri[31]. Il dato che immediatamente emerge dall’analisi di questo sistema è che in una società come quella norrena, a bassa tasso di strutturazione gerarchica, il meccanismo escatologico di base, ordinativo e retributivo, può emergere in tutta la sua completezza. Lasciando da parte teorie alquanto discutibili[32] su una configurazione escatologica fortemente debitrice della penetrazione cristiana (con la sua Apocalissi di S. Giovanni), ipotesi basata unicamente sul fatto che la mitologia norrena sia stata codificata quasi interamente in seguito all’arrivo del cristianesimo nell’Europa settentrionale (senza tenere conto che tale codifica è avvenuta, comunque, sulla base di racconti della tradizione orale ben precedenti) e, di conseguenza, priva di qualunque reale verifica storico-scientifica, gli elementi che risultano più chiaramente dalla costruzione escatologica norrena sono tre: - tentativo di dare senso al caotico; - nostalgia edenica e senso di colpa per il “possibile perduto”; - spinta verso una risoluzione retributiva. Si tratta di elementi che, in situazioni parzialmente diverse, si incontrano in ogni escatologia. In sostanza, l’essere umano, calato in un contesto dominato, come in ogni tempo e luogo, da elementi di ingiustizia e sopraffazione, cerca un senso ultimo da dare alla sua vita e alla vita dell’intera umanità, a partire dalla ricerca delle cause prime del “male” che osserva quotidianamente e che, a prima vista, apparirebbe insensato.
leggi tutto http://www.centrostudilaruna.it/dal...nordici.html
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"vita breve ma allegra" - Black Bart Roberts
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Fatimah
Marforico Senior
   

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Inserito il - 12 aprile 2009 : 22:01:37
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Ho letto tutto l'articolo, è molto documentato e ben scritto. Da amante di Wagner (e 30 e lode in Filologia Germanica con Piccolini alla prima botta - testi da leggere in anglosassone e islandese antico il tutto preparato in 2 mesi) conosco molto bene la mitologia germanica. Ne sono affascinata, anche se - magari per forza di sangue - mi sento molto più vicina alle tradizioni nostrane. Quella germanica è una mitologia tetra, tragica, comprensibile per popolazioni che abitavano terre nebbiose e desolate e vedevano il sole nella migliore delle ipotesi per un mese l'anno (-> ci ho vissuto in Germania e lo so, eh !).
Le mitologie mediterranee, per quanto mostrino necessariamente aspetti anche molto crudi (c'est la vie), rispecchiano comunque una visione della vita più armoniosa e legata al ciclo di vita-morte-rinascita. Hanno una struttura circolare, o meglio spiraliforme, a differenza della linearità germanica che trovo più affine a Giudaismo e Cristianesimo (anche se in effetti non ne conosciamo veramente i miti nella versione originaria precristiana).
Nelle mitologie mediterranee, perlomeno se le ripercorriamo a ritroso evitando di soffermarci sulle fasi più recenti nei quali miti e rituali sono contaminati da una visione eroico-patriarcale importata dagli invasori Kurgan (-> le famose tribù Indoeuropee di cui anche i Germani facevano parte), notiamo che l'idea della "colpa originaria" da espiare è del tutto assente. Come conseguenza logica manca l'idea di un'apocalisse catartica e redentrice e quindi anche un'etica che garantisce premi ai "virtuosi" e punizioni ai non tali. La morte nel Mediterraneo non appare come una condizione eterna o perlomeno molto prolungata nel tempo, che sia nel paradiso eroico di Asgard, né nel lugubre Ade di Hel. Essa appare come una fase di trasformazione necessaria da trascorrere nel Grembo della Madre perché le forze vitali si rinnovino e originino nuove individualità.
Una riflessione legata a questo e che però l'articolo non cita è la stratificazione di antiche immagini matrifocali soppiantate da quelle eroico-patriarcali più recenti nella mitologia germanica. Anche nella mitologia greca classica (e in quella romana) accade lo stesso, perfino in maniera ancora più evidente, mentre quella germanica riesce a integrare i due aspetti in maniera più "soft" come avviene in quella celtica. Evidentemente si tratta di sovrapposizioni culturali. Questo si nota facilmente nella storia della lotta tra Aesir e Vanen, due "famiglie", due classi di divinità con funzioni completamente differenti: eroico-patriarcali i primi, con i loro guerrieri-sciamani tragici, e matrifocali i secondi, legati alla ciclicità dinamica delle manifestazioni cosmiche. I primi soppiantano i secondi, anche se non in maniera violenta come in Grecia e a Roma (attraverso assassinii e stupri). Una cultura preesistente nell'area in questione, agricola e matrifocale, con le sue divinità viene conquistata da un popolo bellicoso che le impone le sue di divinità, anche se ne accetta nel suo pantheon molte dei sottomessi. Così la Dea Madre si sdoppia nelle figure di Freya e di Frigge, e la seconda viene "sposata" a Odhinn, il nuovo "capo" degli dei, che comunque occuperà una posizione superiore spodestandola nel suo precedente ruolo di reggistrice dei cieli e lasciandole solo la terra, considerata patriarcalmente "inferiore".
Però emergono altre figure arcaiche davanti alle quali pure lo stesso Odhinn alla fine capitola: le tre Nornen che filano i destini del Mondo e Ertha, la Madre Terra silenziosa, che per salvaguardare gli antichi equilibri cosmici sacrificherà gli dei, colpevoli di inganno nei confronti dei Giganti (-> il "peccato originale", lungi dall'essere un "buco nero" ontologico, nelle religioni patriarcali nasconde il senso di colpa atavico per avere rimosso e occultato l'Ordine del Femminile ? I Giganti germanici sono partecipi dell'atavico mondo matrifocale, come i Titani in Grecia e a Creta...). Solo il rogo del Ragnaroek permetterà la purificazione e la possibilità di costruire un mondo nuovo senza colpe. Loki, uno Jotun, ancora una divinità preesistente alla famiglia degli Asen, ne sarà l'artefice, perché Surtr ("colui che viene dal Sud", cioé il Fuoco) non è che il suo doppio. Il misterioso serpente Nithafjoll, costretto negli abissi del mondo al tempo dell'infelice dominio dei Padri, non è che la Dea Madre - l'Ouboros, il Principio e la Fine eterni, l'unione alchemica degli opposti (e la Madre è anche maschile, naturalmente). Che alla fine prende necessariamente il sopravvvento, perché il Mondo possa continuare.
Insomma, si tratta di un complesso mitologico molto sfaccettato e intrigante. Tragico perché legato anche a condizioni di vita molto dure, in cui la sopravvivenza fisica è davvero legata alla resistenza corporea che rende ineluttabile "la legge del più forte", ma per certi aspetti il suo mondo è più vicino a quello degli antichi miti matrifocali di quanto non lo siano quello greco e quello romano classico con i loro Zeus e Juppiter, capi indiscriminati di un universo che condannano eternamente alla servitù. La repressione delle culture matrifocali qui al Sud è stata molto più dura che al Nord. E infatti al Nord, che siano di origine celtica o germanica, anche in epoca patriarcale, nonostante la repressione ascetica della Riforma protestante, le donne hanno sempre goduto tuttosommato di maggiore libertà...
Ps.: mi è capitato di evocare Loki - viene in situazioni difficili e se devo cadere, con il suo aiuto cado sempre 'a dritta !
***Si abbracciarono così stretti che non rimase spazio per i sentimenti***
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Modificato da - Fatimah in data 13 aprile 2009 22:01:41 |
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Blind
Marforico Avviato


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Inserito il - 12 aprile 2009 : 22:11:27
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Una parte di questa mitologia l'avevo trovata nel videogioco Max Payne, mi ha subito incuriosito ma non ero andato oltre nella documentazione...è davvero affascinante.
Il mio blog: http://cronanchedallacitta-periferia.blogspot.com/
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Modificato da - Blind in data 12 aprile 2009 22:13:50 |
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satyricon
Marforico Virtuoso
 
    

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Inserito il - 12 aprile 2009 : 23:14:40
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Wagner è affascinante ma resta un décadént... Wagner è cristiano, nel senso più deteriore che può assumere il termine 
Per il resto, tengo ad abbozzare la soluzione di un equivoco. Il piano del divino non va inquinato dal piano umano: l'esistenza è una possibilità di conformarsi all'Ordine, di raggiungere il centro della circonferenza attraverso il raggio piuttosto che nella circonferenza permanere a tormentarsi con l'effimero. L'Essere risponde solo all'Essere, per dirla heideggerianamente. Così la storia non ha importanza alcuna quando si tratta di riconnettersi con un piano superstorico. Il Mito ci insegna quantomeno l'essenza della vita: la lotta incessante tra la Forma e il Caos, che si consuma su infiniti campi di battaglia non nei tempi remoti o in quelli futuri, ma sempre in un eterno presente che non è il nostro tempo ma alla cui radice siamo abissalmente legati anche noi. Questa lotta è necessità, è destino, e in sé non è morale né immorale, né giusta né sbagliata. "Esiste la natura mortale ed esiste la natura degli immortali", e "gli dèi sono mortali nella misura in cui gli uomini sono immortali". A qualsiasi latitudine l'iniziazione è innanzitutto una morte: simbolica, ma anche reale, in quanto la natura dell'iniziato è realmente trasmutata e non più definibile 'umana' anche a livello sensoriale. Del resto, viceversa, anche la morte fisica vera e propria si porta appresso elementi simbolici. Per fare un esempio, ne sanno qualcosa gli adepti del Pancatattva, il "rituale segreto" del tantra: e non per caso la cosmologia Tantra e, più in generale, quella vedantica ('vedanta' vuol dire "fine dei veda"), di cui il Bhagavad Gita è insieme principio e sintesi, presenta simultaneamente la Dèa e il Dio, Shakti (che è la potenza divina nella sua manifestazione, l'elemento femmineo) e Shiva (che è il principio immobile di questa potenza, l'elemento mascolino). Shakti e Shiva hanno senso solo quando stanno in relazione fra loro. Ciascuno è una polarità precisa e immodificabile, ciascuno è la parte indispensabile che partecipa del Tutto. E non c'è nulla che abbia relazione con le angustie umane nel processo della conoscenza superiore: non esistono repressioni passate da recriminare, ma esclusivamente una possibilità da attuare. Punto. e allora esisterà solo la via: Vita = Rito.
L'Età dell'Oro, l'Origine, Thule-Atlantide, annoverano svariate interpretazioni, tutte plausibili ma tutte elaborate dagli uomini nella loro umanità. Il più delle volte quando ci accostiamo al Mito e alle sue conseguenze ci riduciamo a mendicanti, dimenticando che il Mito in sé non giustifica niente e non corrobora nessuna teoria antropologica: semplicemente, il Mito non è affare per umani, non è vicenda storica. L'Aryo, secondo il Mito, non è il semplice discendente di civiltà 'patriarcali' e 'bellicose' (come da schedatura erudita), bensì il "nato due volte", il signore di sé stesso che dopo la nascita biologica ha meritato la nascita spirituale, ha conquistato un rango nel permanente abbandonando il transitorio, e si è fatto centro di sé stesso, signore della ruota chakravarti: l'iniziato, colui che può guardare la Luce senza bruciarsi gli occhi. E che recitando il suo ruolo nella società (qualora la società sia "in ordine"), realizza la natura divina insita nella sua persona (non a caso il termine deriva dall'etrusco '(p)hersu', latinizzato in 'persona(m)' e significa "maschera" in quanto legata alla sua funzione nella società, che è sacrale). Il resto è chiacchericcio profano, archeologia, un vacuo rimestar cadaveri non esente da tracce di morbosità (la morbosità della scienza che smette di servire l'uomo per autoproclamarsi teologia), utile solo ad accentuare la confusione e il disordine culturale della nostra epoca, a tagliare definitivamente i ponti col sacro (che non ha un cazzo a che vedere con la religione essoterica che conosciamo noi, coi suoi latrati sentimentalistici coi suoi dogmi col suo umanesimo col suo dio ipostatizzato e inconoscibile). il sacro è la Forma che si attua, l'Ordine che si afferma proprio nel Caos, proprio nella Maya (e altrimenti non potrebbe essere!): che si sia femmine o maschi, accusabili di 'patriarcalismo' o 'matriarcalismo' dalle catalogazioni dei cattedratici, realizzando fino in fondo la propria natura (e quindi non quella altrui) si perviene comunque al centro della circonferenza. "Conosci te stesso e conoscerai gli dèi e l'universo".
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"vita breve ma allegra" - Black Bart Roberts
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Modificato da - satyricon in data 12 aprile 2009 23:24:36 |
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Fatimah
Marforico Senior
   

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Inserito il - 13 aprile 2009 : 00:03:19
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Io faccio differenza tra il Mito e i miti. ll Mito come unicum, struttura fondante, DNA (o "Rito" come dici tu), è connaturato all'essere ed eterno e immutabile, almeno quanto lo è l'essere. Però l'essere è anche in continua trasformazione e quindi i singoli miti si esplicano come individui soggetti al ciclo vitale, ad essere quindi modificati o soppiantati.
I miti sono validi quanto il Mito, però, malgrado vi attingano, in un certo senso non sono universali - penso che tu colga benissimo quello che sto dicendo . Attraverso lo studio, o meglio la pratica dei miti, che comprende (oltre l'aspetto rituale) anche archeologia, antropologia, storia, filosofia, sociologia, economia e tutto quello che vuoi (perché i miti accompagnando l'essere umano comprendono i suoi fatti), si giunge al Mito originario (e infinito). Non si tratta quindi di spiegare i miti (che sarebbe un controsenso !), ma di amplificarne le risonanze in tutti i modi oggi possibili. Non esistono miti veri e miti falsi - altrimenti non sarebbero miti, però ci sono miti che si addentrano più o meno in profondità nel cuore pulsante dell'Essere.
I miti delle società patriarcali, espellendo dal loro complesso o soggiogando l'Ordine Femminile, non possono arrivare a toccare il Grembo della Terra. O del Cosmo, che è lo stesso (il Cielo è come la Terra). Quindi esprimono disordine e caos, sono corresponsabili della perdita del senso del Sacro a cui si è arrivati oggi. Per questo noi Pagane e Pagani della tradizione Phelag cerchiamo di rintracciare (e ri-creare) la tradizione dell'Antica, riesumando i tratti più profondi nell'immenso guazzabuglio mitico che ci è pervenuto, ci avvolge e ancora condiziona i nostri comportamenti strutturali.
Questo non significa rimuovere la conflittualità perché senza lotta, come senza amore, non ci sarebbe vita. Creazione e Distruzione, Eros e Thanatos lavorano insieme in una eterna dinamica di tensioni. Ma una conflittualità gratuita, dispersiva, che svia l'umanità dalla profondità delle viscere, provoca dolore ed entropia. Allontanandola proprio dal Mito, e quindi dalla sorgente primaria della sua stessa essenza. Come Eros, anche Thanatos va conosciuta e gestita consapevolmente per assecondare al meglio il funzionamento del Kosmos.
Ma probabilmente anche entropia e mancanza di consapevolezza nel mondo umano sono contemplati dalla saggia Madre, che ha permesso il Kali Yuga e provocato la diaspora delle donne per placarne la furia e limitarne l'arroganza, addomesticandoci un po', a costo di sofferenza, di sangue e di ignoranza. E soprattutto a costo di non permetterci di essere noi stesse. Ma a Lei questo non importa, Lei non è persona, importa solo che tutto funzioni regolarmente - i tempi non sono quelli umani - e adesso non si può dire nulla, anche se è evidente che dopo quasi 5000 anni si stanno riaprendo delle faglie nel complesso mitico patriarcale che, pur molto impoverito, regola prevalentemente il mondo attuale.
Su quello che hai scritto in grassetto alla fine, non posso che essere totalmente d'accordo - anche se al posto della circonferenza chiusa e immobile col suo centro sostituirei la spirale, o meglio ancora il Vortice che unisce tutte le dimensioni ed è insieme dinamico, oltre che statico. Ricordando che sempre e comunque la Via di ciascuno di noi, per quanto immensamente diversa possa essere l'una dall'altra, passa sempre da uno stesso punto, da quella Lei androgina di cui parlavo prima - in qualsiasi modo ci si manifesti. La Donna è il primo Labirinto dell'Uomo.
Ps.: è vero, Wagner era un criptocristiano, poi col Parsifal dichiaratamente cristiano, però ammazza che musica !
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Modificato da - Fatimah in data 13 aprile 2009 22:11:11 |
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